Covid: alterazioni polmonari per circa il 50% pazienti ricoverati
22 luglio 2025 – Visibili alla tomografia computerizzata (TC), le alterazioni polmonari residue post COVID, che riguardano fino al 50% dei pazienti reduci da un’infezione che ha richiesto il ricovero, possono essere associate a sintomi respiratori persistenti o progressivi e sono spesso correlate ad alterazioni dei test di funzionalità respiratoria, ma a differenza di anomalie di altra natura non infettiva, tendono a stabilizzarsi o regredire nel tempo, indicando che sono di natura non progressiva e solo post infettiva. E’ la conclusione di un consensus pubblicato sulla rivista Radiology, una dichiarazione sviluppata da 21 radiologi toracici appartenenti alla Società Europea di Imaging Toracico (ESTI), alla Società di Radiologia Toracica (STR) e alla Società Asiatica di Radiologia Toracica (ASTR), validata da pneumologi esperti internazionali e guidata da Anna Rita Larici della Università Cattolica -Fondazione Policlinico Universitario “A.Gemelli” IRCCS.
Il COVID può causare sintomi persistenti o in peggioramento dopo l’infezione, (long COVID), e si stima che circa il 6% delle persone ne soffra. Tra i pazienti ricoverati in ospedale per il virus, in media il 50% presenta alterazioni polmonari e il 25% presenta anomalie funzionali respiratorie a quattro mesi dall’infezione. I radiologi devono affrontare diverse sfide importanti per la gestione di questa popolazione di pazienti. “È fondamentale distinguere le alterazioni polmonari residue post-COVID dalle anomalie polmonari tipiche di altre malattie che possono progredire e avere una prognosi sfavorevole”, precisa. Le raccomandazioni chiave emerse da questo consensus, spiega Larici, includono ad esempio l’uso della TC torace per i pazienti con sintomi respiratori persistenti o progressivi 3 mesi dopo l’infezione, l’uso di TC a basso dosaggio per gli esami di follow-up, evitare il termine anomalia polmonare interstiziale. “Chiamarle nel modo giusto è fondamentale – spiega – per indirizzare il paziente in un percorso di follow up adeguato ed evitare di interpretare erroneamente le alterazioni post-COVID come una manifestazione precoce di malattia polmonare di altro tipo. “La nostra è una indicazione di best practice, per favorire un approccio uniforme alla diagnosi delle alterazioni polmonari di pazienti con sintomi persistenti da long COVID: orienta il radiologo su quando fare la TC del torace evitando altri test non necessari per il paziente”.



