Al via dagli oncologi AIOM la campagna “Breast-carcinoma del seno”. Obiettivo informare per aumentare le diagnosi precoci e salvare vite

Roma, 3 ottobre 2022 – In Italia sono attive e presenti sull’intero territorio nazionale 256 Breast Unit per la gestione multidisciplinare del tumore del seno. Di queste 42, pari al 16%, gestiscono meno di 150 casi l’anno e presentano quindi volumi d’attività inferiori a quelli raccomandati dalle istituzioni sanitarie nazionali. Il 56% delle Unit sono coordinate da un chirurgo-senologo, il 24% da un medico oncologo e il 19% da altri professionisti sanitari. Sono questi alcuni dati che emergono da un censimento dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) che lancia oggi la nuova campagna nazionale “Breast-carcinoma del seno”. Prevede un portale web www.breastunit.info nel quale sono contenute le principali informazioni sul carcinoma mammario (prevenzione, diagnosi precoce, screening, sintomi, terapia). Offre inoltre on line tutti i contatti delle singole Breast Unit operanti sul territorio nazionale. Sono inoltre previsti una forte attività social e un convegno nazionale per meglio delineare i percorsi delle pazienti e migliorare la loro qualità di vita. Parteciperanno all’evento clinici, associazioni dei pazienti, rappresentanti delle istituzioni. L’intero progetto, reso possibile con il contributo di Novartis, viene presentato oggi nell’ultima giornata del Congresso Nazionale dell’AIOM di Roma. “Vogliamo migliorare il livello d’informazione in Italia, aumentare il numero di diagnosi precoci e salvare così più vite – afferma il prof. Saverio Cinieri, Presidente Nazionale AIOM -. La Breast Unit deve essere l’unico centro che segue una donna in tutto il suo percorso di cura. Solo così siamo in grado di offrire alle pazienti un’assistenza qualificata e multidisciplinare. È anche grazie al ‘lavoro di squadra’ che sono aumentati negli ultimi anni i tassi di sopravvivenza ed è migliorata la qualità di vita delle pazienti con tumore della mammella. La donna viene presa in carico da un team di professionisti e da gruppi di lavoro che studiano il singolo caso, individuano la terapia più idonea, l’eventuale percorso chirurgico e poi le cure successive. Fin dal dicembre del 2014 un’intesa Stato-Regioni ha istituito i Centri di Senologia. Dopo otto anni riscontriamo che queste strutture sono effettivamente presenti in modo capillare sull’intero territorio nazionale. Va però migliorata l’organizzazione di alcune Unit e soprattutto è indispensabile che siano rispettati tutti i parametri previsti. Oltre il numero di casi l’anno è fondamentale che vi sia effettivamente la presenza di tutti e sei i diversi professionisti: radiologo, chirurgo, patologo, oncologo, radioterapista e data manager”. “Con questa nuova campagna d’informazione intendiamo ribadire in Italia l’importanza della multidisciplinarietà – prosegue il prof. Giuseppe Curigliano, Consigliere Nazionale AIOM -. Solo con il lavoro di equipe è possibile contrastare una malattia oncologica molto complessa e che presenta tutta una serie di aspetti secondari da gestire. L’oncologo medico deve essere affiancato da altri professionisti, in primis il chirurgo che svolge un ruolo fondamentale. Sempre più importante è anche lo psico-oncologo che è presente nell’87% di tutti i reparti di oncologia della Penisola. Si tratta di una figura professionale che può garantire un supporto concreto e rilevante alle oltre 800mila donne che lottano contro questa forma di cancro”.

Il tumore del seno nel nostro Paese ogni anno fa registrare 55mila nuove diagnosi. “L’oncologia ha raggiunto risultanti straordinari e la sopravvivenza al tumore più frequente in Italia è aumentata in maniera significativa – sottolineano i proff Matteo Lambertini, Consigliere nazionale AIOM e Michelino De Laurentiis, Direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare dell’Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli -. Si attesta all’88% a cinque anni dalla diagnosi e le pazienti guarite desiderano tornare ad una vita normale anche quando i trattamenti presentano potenziali effetti collaterali. Una delle conseguenze più temute e dolorose per le donne diagnosticate in giovane età è l’infertilità che può comunque essere garantita grazie alle tecniche di preservazione. Anche questo aspetto può essere meglio gestito con il lavoro di squadra delle Breast Unit, insieme a un migliore dialogo tra specialisti e paziente. Insieme è possibile trovare soluzioni terapeutiche che siano efficaci contro la neoplasia e, al tempo stesso, compatibili con il desiderio di maternità della donna”. “Nel trattamento del carcinoma mammario siamo ormai in grado di gestire con successo anche i casi più gravi – conclude il prof. Cinieri -. Tra i farmaci a nostra disposizione particolarmente efficace si è rivelato Ribociclib in associazione con un inibitore dell’aromatasi o fulvestrant. Inibisce due proteine chiamate chinasi ciclina-dipendente 4 e 6 (CDK-4/6) che, se vengono iperattivate, possono consentire alle cellule tumorali di crescere e di dividersi in modo eccessivamente rapido. Ha dimostrato ottimi risultati in termine di aumento della sopravvivenza globale mediana nelle donne in post-menopausa con carcinoma mammario metastatico HR+/HER2-”.

“E’ un privilegio poter collaborare con l’AIOM in questo nuovo progetto – conclude Chiara Gnocchi, Country Communication & Patient Engagement Head Novartis Italia -. La nostra Azienda sostiene e promuove a 360 gradi la ricerca medico-scientifica in oncologia e si impegna per far arrivare ai pazienti le migliori terapie possibili. Siamo però convinti che lotta al cancro deve passare anche da una corretta informazione sia sulle nuove cure che, più in generale, sull’organizzazione dell’assistenza sanitaria”.

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